I LAKOTA-SIOUX IERI E OGGI

Vediamo chi sono oggi i discendenti di Toro Seduto e Cavallo Pazzo, la storia di un popolo che ha resistito ad uno sterminio di massa e ancora oggi lotta per vedere affermati i propri diritti fondamentali

IERI: I primi europei ad entrare in contatto diretto con i Sioux furono due esploratori francesi nel 1660. Il nome che diedero a questo popolo nei loro resoconti viene dalla storpiatura della parola "Nadewa-issiù", ovvero "Serpenti pericolosi", come li chiamavano gli altri gruppi di Indiani. Erano divisi in tre Nazioni (ovvero insiemi di tribù) che chiamavano se stesse Lakota (i Tetons Sioux), Dakota (i Santee Sioux) e Nakota (gli Yanktons Sioux), parola che in lingua sioux (nelle tre varianti) significa "alleati". I Lakota sono i più famosi. 

Al tempo dell'arrivo dei bianchi, i Lakota dominavano le grandi pianure nella zona che ruota attorno alle Black Hills, le Colline Nere sacre per la spiritualità indiana, e occupavano i territori del Nord e Sud Dakota, del Colorado, del Wyoming, del Montana e del Nebraska. Erano suddivisi in sette sotto-gruppi o "sette fuochi" (Oceti sakowin in lingua lakota): gli Oglala (famosi per il loro ultimo capo Nuvola Rossa), i Sicangu (quelli di Coda Chiazzata, zio materno di Cavallo Pazzo, che però era oglala), gli Hunkpapa (quelli di Toro Seduto), i Minikonju, gli Itazipco, gli Oohenunpa e i Sihasapa. All'interno di questi "sette fuochi" vi era un flusso costante di scambi, matrimoniali o commerciali, e di alleanze periodiche in vista del raggiungimento di fini comuni.

I Lakota erano cacciatori nomadi e tutta la loro vita, dall'economia alla spiritualità, era strettamente legata alla caccia al bisonte. Prima del periodo delle guerre indiane, cioè fino al 1855, c'erano oltre 50/60 milioni di bisonti nelle Grandi Pianure, probabilmente divisi in quattro grandi mandrie che migravano da nord a sud e viceversa in ogni stagione. Ma la creazione da parte dei bianchi dei vari sentieri per la conquista del West (il sentiero dell'Oregon e il sentiero di Bozeman) divisero le mandrie e fecero loro cambiare gli itinerari delle migrazioni, costringendo anche gli indiani a spostarsi. Non solo, ma quando il Governo degli Stati Uniti decise di risolvere definitivamente la questione indiana, invitò i cacciatori bianchi ad abbattere quanti più bisonti possibile. Con la costruzione della ferrovia arrivarono addirittura centinaia di turisti in cerca di emozioni che sparavano dal treno uccidendo decine e decine di bisonti ogni giorno senza neppure recuperarne la pelliccia. Prima della fine del secolo i bisonti erano meno di un migliaio e la cultura indiana dava ormai gli ultimi sussulti di vita. 

I Lakota vissero il periodo di massimo splendore tra il 1830 e il 1877, quando personaggi come Nuvola Rossa, Cavallo Pazzo e Toro Seduto riuscirono a tener testa ai Soldati Blu incaricati dal Governo di Washington di porre fine alla questione indiana a qualunque costo. Tra gli avvenimenti salienti di quel periodo vale la pena di ricordare la battaglia del Little Bighorn, dove il reparto del 7 Cavalleria guidato da Custer fu distrutto dai Lakota, riuniti per la prima volta insieme agli Cheyenne e agli Arapaho sotto la guida carismatica di Cavallo Pazzo.
Fu l'ultima vittoria indiana e l'unica vera sconfitta per gli Stati Uniti. Con l'uccisione a tradimento di Cavallo Pazzo, avvenuta nel settembre del 1877 dopo che si era già arreso per garantire la sopravvivenza al suo popolo ormai ridotto allo stremo delle forze, si può considerare terminata l'epoca della resistenza dei lakota. Ma i bianchi infierirono ancora e l'episodio gravissimo di Wounded Knee, in cui furono massacrati circa 350 indiani inermi, 230 dei quali erano donne e bambini, indica chiaramente che, al di là dei trattati di pace che venivano continuamente firmati e puntualmente disattesi, l'unica cosa che veramente interessava al Governo degli Stati Uniti era lo sterminio totale e definitivo dei nativi per impossessarsi dei loro territori, ricchi di oro, uranio e altre materie prime

OGGI: I discendenti delle poche migliaia di Lakota sopravvissuti ai massacri del secolo scorso e a quelli, forse più subdoli, del secolo attuale sono oggi poco più di 50.000 e vivono suddivisi in 9 riserve sparse tra il Sud e il Nord Dakota. Le riserve godono di una sovranità limitata sotto il controllo e la direzione del Bureau of Indian Affairs, suddiviso in 13 uffici di zona in tutto il territorio degli Stati Uniti. 

Nel 1934 i Nativi ottennero che le riserve avessero un'organizzazione propria, potessero eleggere il loro Consiglio tribale almeno in parte. Negli anni '50, come reazione ed opposizione alla politica di Washington della "Termination act", che cercava di far cessare gli aiuti economici destinati alle minoranze indiane nel tentativo di far morire pian piano le riserve e integrare definitivamente i superstiti, iniziò un periodo di dure lotte. Negli anni '70 alcuni Nativi che si erano spostati dalle riserve alle città, diedero vita all'American Indian Movement, un movimento che cercava di sensibilizzare non solo gli stessi Nativi ma anche l'opinione pubblica ai problemi degli Indiani.

Tra gli avvenimenti più importanti nel lungo cammino della conquista dei diritti va ricordata la grande marcia su Washington nel 1972, chiamata "marcia dei trattati infranti", organizzata per protestare contro il Governo che non aveva mai onorato i patti stipulati con le Nazioni indiane, e culminata nell'occupazione pacifica del Bureau of Indian Affairs. 

Nel 1973 fu occupata con le armi Wounded Knee in segno di protesta contro il governo tribale della riserva oglala di Pine Ridge (dove vivono i circa 20.000 Oglala discendenti della tribù di Nuvola Rossa e di Cavallo Pazzo). L'occupazione, alla quale presero parte molti militanti dell'American Indian Movement, durò 93 giorni, ma alla fine l'esercito federale ebbe la meglio. Nel novembre 1978 con L'Indian Freedom Religion Act i Nativi ottennero la libertà di praticare la propria spiritualità, ovvero il diritto di tornare alla spiritualità dei loro padri e di praticare i riti religiosi della loro tradizione, tra i quali uno dei più importanti è la Danza del Sole, resa famosa dal film "Un uomo chiamato cavallo". 

Nel 1978 fu effettuata la Longest Walk, ovvero la lunga marcia di protesta per la rivendicazione dei principali diritti dei Nativi, sempre calpestati dalla politica di Washington, e la restituzione delle Sacre Colline Nere, situate al confine occidentale della riserva oglala di Pine Ridge, ricchissime di oro, che rappresentano per i nativi quello che per un cattolico è San Pietro o per un musulmano La Mecca. Nel 1981 si ebbe un nuovo movimento di protesta che portò all'occupazione da parte di membri dell'American Indian Movement proprio di una parte delle Sacre Colline. 

Nel 1990 i Lakota hanno organizzato una grande marcia della pace a Wounded Knee, in occasione del centenario di quel tragico massacro, e nel 1994 i capi di tutte le riserve indiane sono stati ricevuti da Clinton alla Casa Bianca. Ma ancora molto c'è da fare per il raggiungimento della piena sovranità da parte delle Nazioni indiane. 

Attualmente nelle riserve lakota i tradizionalisti, ovvero quei Nativi che intendono ripristinare le usanze e le tradizioni dei loro padri, stanno cercando di ottenere di svincolarsi del tutto dal Bureau of Indian Affairs, che blocca più che agevolare lo sviluppo autonomo delle riserve e addirittura spesso anche l'effettiva distribuzione degli aiuti decisi dal Governo. Ma per ottenere questo è necessario che la Nazione Lakota venga riconosciuta tale a tutti gli effetti ed abbia quindi il riconoscimento di Nazione da parte di un Governo straniero. Grazie alle iniziative portate avanti dall'Associazione Wambli Gleska tutto questo sembra oggi un po' meno lontano. 

Le ultime notizie vedono i Lakota, insieme ad altri popoli nativi americani, combattere pacificamente a Standing Rock per evitare il passaggio di un oleodotto nelle loro terre sacre. Leggi a tale riguardo l'intervista rilasciata alla RAI dal Prof.Dr. Alessandro Martire: CLICCA QUI

 

PER APPROFONDIRE LA STORIA DEI LAKOTA-SIOUX. Dal libro di Alessandro Martire,  "I leggendari guerrieri delle praterie", edizioni Altravista, 2015:

[...] Con riferimento a quanto già in parte evidenziato nel capitolo che tratta delle “forme di governo” ed in particolare al Popolo conosciuto erroneamente come i “SIOUX”, le prime testimonianze in nostro possesso, risalgono al rapporto di alcuni Gesuiti risalente all’anno 1640 (THWAITES 1869.:1901), nel quale appare questo nome scritto da Jean Nicolet, fu proprio lui che seppe per primo di un Popolo chiamato “NADUESIU” dalla Nazione dei Winnebago nel Wisconsin, nella zona dell’attuale “Baia Verde”.

Ma solo nel 1660 due esploratori Francesi: Pierre Esprit Radisson e Mèdard Chouart, incontrarono i SIOUX in quella che è ora la parte nord-ovest del Wisconsin o Est Minnesota. In seguito i primi rapporti ufficiali etnografici in senso proprio si ebbero dai missionari: Claude Jean Allouez, Jacques Marquette, e Louis Hennepin.

Dall’inizio del 16° secolo il così detto “consiglio dei sette fuochi sioux”, conosciuto come “Oceti Sakowin” si stabilì alle sorgenti del Mississippi; fu Hennepin, dalle analisi e resoconti dei componenti delle varie etnie Siouan che classificò i: Dakota- Nakota e Lakota, come:

- Dakota dell’est: ad est del fiume Mississippi e comprendeva: 

MDEWAKANTONS

WAHPETONS

WAHPEKUTES

SISSETON

- Nakota dell’ovest: che comprendeva 

YANKTONS

YANKTONAIS

- Lakota: titowan od anche teton

Le quattro suddivisioni dei Sioux dell’Est erano conosciute anche come “SANTEE” (dalla parola ISAN che vuol dire coltello e TI che vuol dire dimorare), il predetto nome era riferito anche come “IZATYS” dal villaggio principale dei Mdewakantons che era vicino all’attuale “Mille Lake” nel Minnesota.

Il militare Pierre Charles Le Sueur nel 1700 stimò la popolazione dei sette fuochi (l’Oceti Sakowin) in circa 4000 famiglie, nel 1736 le stime riportavano dagli 8000 ai 10.000 soggetti.

Nel 1766 il Capitano Jonathan Carver, visitò i Sioux e fece un dettagliato resoconto delle abitudini sociali e del loro vocabolario.

All’inizio come riportato da: (HOWARD 1960:250* De Mallie 1971:15-16) i Santee erano “orto cultori” semi-sedentari, si spostavano usando canoe. I Teton erano cavalieri nomadi e cacciatori; in teoria gli Yanktons occupavano una posizione intermedia fra le prime due.

Si può ipotizzare che i “Sette fuochi” e cioè l’Oceti Sakowin rappresentava un sistema sociale e culturale che era idealmente unificato.

Ma si può supporre anche che questa unione dell’Oceti Sakowin, fosse in realtà ideale; si pensa, infatti, che nell’ambito dei “Sette fuochi” vi fosse un flusso costante che portava a periodiche alleanze, leadership di capi che si avvicendavano, e nuclei di Clan o Bande e villaggi, legati strettamente insieme dalla famiglia in senso allargato, cioè: il Tyospaye 

Considerando il gruppo etnico dei TETONS, sopra descritto, come quel gruppo che viveva ad ovest e che poi dominò le pianure, esso si era organizzato da sé in modo da replicare l’originaria struttura dei Sette fuochi e precisamente:

1- OGLALA- il cui nome significa: “Coloro che sparpagliano sé stessi”.

2-SICANGU. Il cui nome significa:” cosce bruciate “

3-HUNKPAPA: il cui nome significa “coloro che formano il campo in punta oppure nella parte terminale del cerchio di campo”

4- MINIKOWOJU: il cui nome significa: “Coloro che fanno piantagioni vicino al ruscello”

5-ITAZIPCO: il cui nome significa: senza archi

6_OOHENUNPA: il cui nome significa: “le due pentole “

7-SIHASAPA: il cui nome significa: “Piedi Neri” da non confondersi col gruppo etnico Algonchino dei Piedi Neri.

    I LAKOTA OGGI-

 Essere “indiani” nella società Americana di oggi, come ci dice lo scrittore e studioso Vine Deloria jr. Vuol dire essere di fatto irreali e fuori dalla storia.

Purtroppo oggi, i Lakota subiscano ancora le vessazioni e le sofferenze tipiche di un Popolo sottomesso a quella che si crede essere una civiltà superiore o più evoluta.

La maggior parte degli Americani stessi, come noi Europei, spesso ignora le lotte dei Nativi per la difesa dei diritti sia umani, sia civili, per la salvaguardia della loro identità e spiritualità, possiamo brevemente riassumere le tappe principali della “resistenza indiana”:

- Anni 1953-1954 si ebbe l’opposizione alla politica governativa della “TERMINATION ACT” attraverso una risoluzione proposta dal Senatore Watkins e dal deputato Berry, si cercava di far cessare gli aiuti economici destinati alle minoranze Native.

- Anno 1969 - occupazione in segno di protesta dell’isola di Alcatraz per la creazione di un centro di indianità.

-Anno 1972- la grande marcia su Washington chiamata “dei trattati infranti”, per protestare contro il governo di Washington che non aveva mai onorato i trattati stipulati e l’occupazione pacifica del “Bureau of Indian Affairs”.

- Anno 1973- occupazione armata di Wounded Knee in segno di protesta contro il locale governo tribale gestito da mezzosangue e capitanato da Dick Wilson. Presenti molti i militanti dell’American Indian Movement, l’occupazione durò 93 giorni, poi l’esercito federale ebbe la meglio sugli insorti.

- Anno 1978-The Longest Walk 

- Anno 1981 protesta con l’occupazione di 800 acri di terra nelle sacre colline nere, le Paha Sapa, sempre da parte dell’AIM (American Indian Movement)

 Fino agli anni ’70, si combatterono le ultime lotte contro la sterilizzazione forzata delle donne, contro l’uso nelle riserve per provare pesticidi ed armi, contro le ricerche minerarie per l’estrazione dell’uranio, che produce l’avvelenamento delle sorgenti d’acqua che poi fluiscono nei fiumi e torrenti che attraversano le riserve. Sono questi alcuni dei tanti fattori che rischiano di cancellare completamente la realtà culturale dei Nativi, si va’ dal l’esproprio delle terre ricche di uranio, di gas, carbone, alle torture fisiche e psicologiche dei detenuti Nativi nelle prigioni, alla carcerazione illegittima di Leaders Nativi come nel famoso caso di Leonard Peltier, accusato su prove poi dimostrate false, e appositamente costruite dagli investigatori bianchi, per il famoso “incidente ad Oglala” in cui furono uccisi due agenti dell’ F.B.I.;  Leonard Peltier, divenne il capo espiatorio di quei tragici avvenimenti ,  ed attualmente si trova ancora in carcere..

Una delle giustificazioni che erano, e sono spesso alla base giustificativa della “furia distruttiva” dell’uomo bianco, era il mistificatorio assunto che queste etnie fossero “sottosviluppate, incivili”. Come scriveva Engel esse erano degne di solo sterminio perché...” non avevano né guardie, né prefetti, né giudici, né prigioni, non producevano niente, non lavoravano, non avevano credo, né legge, né re, ne Dio”. Questo solo perché i bianchi arrivarono con canoni ben precisi non solo culturali, ma anche religiosi e sociali, con principi di giustizia e diritto che cozzavano fortemente contro la realtà dei Nativi. Essi erano diversi e ciò significava automaticamente: incivili- barbari-selvaggi -da dominare e d annullare.

Oggi ancora il razzismo, i pregiudizi hanno un ruolo predominante nella cultura americana, ed è difficile per il Nativo integrarsi, vi sono Nativi urbanizzati,  ed altri che restano ancorati alle “riserve”, attualmente vi sono circa 263 tribù dislocate su circa 282 lotti di terra chiamate riserve, vi sono poi Nativi che vivono ai margini delle riserve in “baracche” di fortuna, spesso affetti dalla terribile piaga dell’alcolismo e del diabete di tipo 2, che colpisce oggi oltre il 70% dei Nativi Americani.

La conduzione delle riserve dovrebbe essere di “limitata sovranità”, controllate e dirette dal Bureau of Indian Affairs, suddiviso in 13 uffici di zona che coordinano 82 Agenzie sparse in tutto il paese.

Il Bureau dovrebbe, teoricamente fornire assistenza, cooperazione, fondi economici, sostentamenti ed anche avere funzione di indirizzo nei confronti delle etnie dei nativi, esso dipende dal Ministero degli Interni che, nomina un Commissario secondo il principio della Lottizzazione; ciò si traduce in assegnazione del potere locale nelle riserve ai clan spesso di mezzosangue (lo si evince dai nomi dei componenti del Consiglio tribale che non sono Lakota al cento per cento, ma hanno cognomi francesi o inglesi) i quali detengono il potere, ed ottengono i benefici che non sono assolutamente ripartiti in modo equo fra tutti i componenti della popolazione della riserva, ma vanno a beneficio di gruppi ristretti di soggetti.

In base a dei programmi annuali e triennali, generalmente, vengono assegnati dei fondi limitati alle varie riserve, attualmente però la nuova politica di Washington sta esaminando un progetto di risanamento fiscale che vede un drastico taglio ai fondi ed aiuti destinati alle riserve.

Tra i Nativi, le agenzie governative non sono ben viste, esse sono infatti l’immagine della burocrazia, del mal funzionamento, spesso della corruzione, della inettitudine, e la mancanza di volontà politica ed umana di risolvere i problemi, ciò in parte è dovuto anche agli interessi governativi.

Oggi, nelle riserve, i Lakota che vivono in modo tradizionale e cioè secondo gli usi, i costumi e le tradizioni dei loro antenati, si stanno riappropriando delle loro tradizioni per tramandarle alle giovani generazioni, creando in tal modo un elemento importantissimo di “unità nazionale”.

Un aspetto che è stato per questi popoli Indigeni, devastante, risale al tempo della creazione da parte dei bianchi e con la partecipazione dei “Missionari” delle varie confessioni religiose (Cristiani cattolici, Protestanti, Episcopali, Battisti, etc, etc.), delle orami tristemente famose “Boarding schools”. I Bambini erano sottratti con la forza ai propri nuclei familiari di appartenenza e collocati in queste scuole-missioni. Venivano loro tagliati i capelli, obbligati a non parlare la loro lingua nativa, a pregare in maniera completamente diversa rispetto alle loro tradizioni spirituali originarie. Quando i ragazzi opponevano resistenza, venivano sottoposti ad ogni genere di violenza sia sotto il profilo fisico (abusi sessuali, fustigazioni, percosse di ogni tipo, ingerire sapone quando parlavano la loro lingua nativa, etc.), sia psicologico. All’arrivo nelle Boarding schools i bambini dovevano scegliere un nome diverso da quello nativo, e scelto dalla “Bibbia”. 

Ecco perché oggi molti Nativi hanno nomi come: Samuel- Moses- John- Jeremy-etc. Solo dopo aver scelto un nuovo nome ispirato al dogma Cristiano, potevano avere cibo ed acqua. L’effetto di questa rilocazione nelle Boarding- schools, fu devastante. Infatti i nativi che poi uscirono da queste scuole non erano più nativi, avrebbero dovuto essere orami degli “indiani assimilati ai bianchi”, per andare a vivere nelle città multirazziali americane. Ovviamente nelle grandi Città, essi non trovarono altro che emarginazione sociale, razzismo, maggiore perdita di identità culturale e rifiuto della loro presenza da parte delle altre comunità. Alcuni tornarono in riserva, non essendo più né Indiani, né bianchi, quindi con una devastante situazione psicologica che li portò anche più profondamente nel baratro dell’alcolismo, dei suicidi, e della micro criminalità. Questi Indiani tornati in riserva, in pratica non capivano più chi erano veramente. Alcuni, con enormi sforzi, cercarono di recuperare una propria identità nativa, altri fallirono miseramente in questo sforzo, spesso suicidandosi anche volontariamente con l’uso dell’alcool.

Coloro che riuscirono a recuperare la loro originaria natura Nativa, vi riuscirono grazie agli “Anziani- tradizionalisti” che ancora erano fisicamente presenti in riserva e che, poterono ri insegnare loro, tutti quegli aspetti socio- culturali e spirituali, nonché storici, che furono oggetto del più feroce tentativo di annullamento e persecuzione degli invasori bianchi.

All’interno delle varie riserve, vi sono oggi, leaders tradizionalisti che chiedono un ripristino delle antiche regole non scritte e cioè, che il capo, o i capi della riserva, siano coloro che sono liberamente scelti dalla gente grazie alle qualità dimostrate e strettamente legate alle sette virtù basilari della tradizione Lakota, ciò però toglierebbe potere al consiglio tribale.  Si evidenzia che per la maggior parte, sebbene composto da persone che sono Membri Tribali, questi, non hanno più una cultura tradizionale, e sono ormai troppo vicini alla mentalità peggiore della società bianca, corrotta ed avida solo di soldi, a discapito dei componenti della società nativa residente in riserva.

Ricordiamo anche che i “media” Americani, non parlano affatto degli effetti devastanti dovuti alla contaminazione ed all’inquinamento dell’aria, delle terre, dell’acqua nelle riserve (South Dakota, New Mexico, Arizona), troppo spesso su queste territori sfruttati dalle grandi Holding (di cui non posso citare i nomi per non incorrere in problemi di carattere legale) vengono lasciati cumuli di micidiali residui radioattivi simili a tante montagnole chiamate “tailings”, che inesorabilmente producono vittime dovute a cancro e leucemia.

Ancora, con riguardo a furto delle terre dei Lakota, si evidenzia una pressione del governo americano che con artifici legali e con l’appoggio di imprese gestite dall’uomo bianco cerca di farsi vendere od ottenere in uso le poche terre Lakota.

Già nel 1953, il governo americano, aveva varato un legge: detta Relocation Act, con la quale si “strappavano “i Nativi dalle loro radici e dalle loro terre, per indurli a vivere nelle grandi metropoli attraverso programmi e piani che, si sono poi rivelati estremamente negativi e devastanti per le popolazioni Indigene, infatti da essi ne risultò solo ghettizzazione, povertà e sempre maggior perdita di identità culturale e spirituale. In quegli anni si verificarono i più alti tassi di suicidio.

Da questo quadro generale, si evincono problemi maggiori che incombono sulle popolazioni delle riserve e cioè: mancanza di lavoro- problemi di socializzazione- alcolismo-droga- sistema sanitario inefficace o talvolta assente- mancanza di fondi per la costruzione di scuole tradizionali per l’insegnamento della cultura originaria e della lingua delle popolazioni Aborigene.

Donne, giovani, anziani ed adulti, sono oggi consapevoli dei loro diritti, delle loro ragioni e stanno cercando di opporsi al corrotto sistema importato dai bianchi. Certamente gli sforzi sono enormi, ed i risultati lenti ad arrivare, ma possiamo evidenziare, almeno per quel che riguarda i Lakota, un considerevole ritorno alla loro originaria spiritualità (anche se essa spesso s’intreccia col cristianesimo), e ciò anche da parte dei giovani sempre più numerosi alla “tradizionale danza del sole”, sintomo questo di una riacquistata consapevolezza delle origini.

Il percorso per mantenere e riaffermare la propria identità culturale, sociale, spirituale è lungo e difficile ma, se questa volontà non verrà meno soprattutto nei giovani, i popoli Nativi ed i Lakota resteranno presenti nella società multirazziale Americana quali testimoni di un popolo oppresso, offeso, disprezzato che è riuscito ad opporsi ed a sopravvivere combattendo una “guerra” non solo propria, ma per tutte le minoranze etniche che oggi sono in pericolo.

 Circa cento anni fa’ il Leader Nuvola Rossa disse: “ci hanno fatto molte promesse, ma ne hanno mantenuta una sola: hanno promesso di prenderci la terra, e lo hanno fatto.”.  Il Famoso leader Spirituale Leonard Crow Dog Sr. (Mio padre adottivo), dice: “vogliamo che la nostra terra ed il nostro modo di vita ci siano restituiti, in modo da poter aiutare a guarire madre terra e i suoi figli che soffrono, dobbiamo agire ora se vogliamo vivere di nuovo in armonia con l’unità della vita che è la terra. Se saranno riconosciuti i nostri trattati, se la nostra causa prevarrà, allora ci sforzeremo di restaurare quell’armonia naturale non solo sulle nostre terre ma su tutta nostra madre terra. Preghiamo il grande spirito perché possa essere così”.

La Riserva di Rosebud,  occupa un territorio all’interno dello Stato Americano del Sud Dakota di 950.000 acri, ed è il luogo dove vivono oggi i Lakota Sicangu, o Brûlé ( utilizzando una denominazione data dai francesi e che significa cosce bruciate), vivono circa 22.347 Membri Tribali e circa 10.000, che non sono Membri Tribali, e che vivono all’interno dei confini territoriali della riserva originariamente creata dagli Invasori- bianchi, un’area che copre cinque contee da est ad ovest, dal fiume Missouri alle Badlands, dista 90 miglia circa dal Nebraska. Anche se negli anni, la sua estensione viene via, via ridotta per motivi politici imposti dal Governo Americano, tutt’oggi è la sesta riserva più grande degli Stati Uniti, ed una delle nove riserve all’interno dello Stato del Sud Dakota. L’ufficio delle risorse e dello sviluppo economico della Tribù di Rosebud, fornisce una serie di risorse disponibili per le persone ed i programmi che sono sviluppati nella riserva stessa. 

Come il mio Popolo dice “vivere nella riserva oggi, è come camminare su una strada indossando ad un piede un mocassino indiano tradizionale e nell’altro una scarpa Nike da tennis”. La realtà che si percepisce è, infatti, la coesistenza di una dualità che, tutto sommato, vive col tempo stesso. Questa dualità è a più livelli ed interessa più ambiti. Dal punto di vista del potere come autorità, esiste da un lato il Consiglio Tribale, eletto dai Membri della Tribù (spesso, aimè, con aspetti di corruzione ed acquisto di voti) e che gestisce un potere, che potremmo definire “politico-legale”.  Anche se formalmente quest’Organismo gestisce e regola la vita all’interno della riserva ed ha infatti una certa autonomia, dipende tuttavia dal famigerato “Bureau of Indian Affairs”, che a sua volta risponde al Ministero degli interni del Governo Americano. Dall’altro lato vi sono gli Anziani tradizionalisti, cioè i così detti “grass-roots”, poi gli intercessori spirituali chiamati “wicasa-wakan”, ed i leaders tradizionalisti in lingua Lakota chiamati “wicasa-itancan” (quelli inesattamente chiamati capi), perché scelti dai componenti della tribù per meriti acquisiti per essersi messi a disposizione, ed aver aiutato i più bisognosi, ed il popolo in senso generale. Essi sono molto rispettati ed ascoltati, sia in occasioni cerimoniali, sia in altri contesti sociali, come ad esempio mio padre adottivo Chief Leonard Crow Dog Senior- in lingua Lakota: Swnka Cangi. 

Anche nell’ambito della salute, questa dualità si presenta e si propone, da un lato i medici bianchi americani, con l’utilizzo di medicine della società dell’uomo bianco, le strutture tribali ad esse collegate, e dall’altra parte gli intercessori spirituali, con i loro rimedi, e medicine ancestrali ed antiche e con le loro cerimonie sacre come il rito su descritto dello Ywuipi.

Usi e costumi legati all’alimentazione, hanno confini più netti, infatti, i cibi tradizionali sono rimasti essenzialmente legati all’ambito cerimoniale, negli altri momenti della vita, purtroppo, la cucina è essenzialmente quella Americana, ma da intendersi la più povera e la peggiore in termini di abitudini alimentari come ad esempio: patatine fritte, hamburger di carne di terza scelta, alimenti fritti, salati, bibite zuccherate e gassate, insomma, esattamente tutto ciò che i nativi dovrebbero evitare!  Perché non usare cibi migliori e di qualità? La risposta è semplice: la società dei nativi americani, è il terzo mondo nel cuore dell’America, ridotto oggi così grazie alla colonizzazione durata 500 da parte dell’invasore Europeo, quindi questi cibi-veleno, sono i più economici e che permettono ad un capo famiglia di sfamare i suoi bimbi con pochi dollari al giorno; cibi di qualità sarebbero assai costosi e semplicemente i Lakota, come le altre tribù, non se lo possono permettere. 

La percezione  che si ha, delle riserve di Rosebud e Pine Ridge, dopo avervi vissuto per oltre 28 anni, a volte, è simile a quella di una prigione, una prigione così grande, che le sbarre non  possono essere avvertite  da coloro i quali vi transitano di passaggio, o semplicemente da coloro che fanno una breve visita, magari solo per vedere o partecipare alle nostre cerimonie spirituali, come spesso avviene da parte dei curiosi turisti bianchi o da motivati seguaci delle nuove forme di “ new- age”  alla spasmodica ricerca di una filosofia o religione alternativa da seguire, ed in alternativa ai fallimenti delle tre religioni monoteistiche, che, in molti casi, non danno più risposte ai bisogni dell’anima di questa moderna società. In realtà non appena un Membro tribale esce dai confini territoriali della riserva, si trova subito coinvolto, tutt’oggi, in gravi episodi di razzismo. Ecco quindi che le sbarre fatte di razzismo ed indifferenza dell’uomo bianco, che ha materialmente rubato queste terre ai Nativi, e che oggi, con indifferenza e presunta superiorità   vive ai confini delle riserve, con tutti i suoi pregiudizi, con le sue assurde leggi, con la sua bigotta religione nonché con i suoi stereotipi, segnano di fatto una forte discontinuità tra due aree geografiche limitrofe. La povertà è grande, nella mia vita con i Lakota, spesso ho visto anziani morire di freddo e di fame, bambini cercare il cibo nella spazzatura, anziani che non avevano d’inverno neppure la legna da ardere per riscaldarsi, scene da terzo mondo nel Cuore della democratica e moderna America! 

Questo, è solo un accenno della realtà, come spesso ho avuto modo di dire, il vero male, la vera malattia oggi dei Nativi e dei Lakota è quella del “mal vivere” nella Riserva, con tutto ciò che comporta, lo stress, la depressione viene fuori come campanello di allarme, a prescindere dai sintomi fisici manifestati, spesso tale malessere sfocia nell’alcolismo, nel suicidio anche di ragazzi in giovane età. La funzione dello stress in generale tra i nativi, è quindi una difesa adattativa. La sindrome generale di adattamento si sviluppa attraverso tre fasi successive: la fase dell’allarme, in cui si manifestano essenzialmente modificazioni di carattere biochimico-ormonale; la fase di resistenza, nella quale l’organismo si organizza anatomo-funzionalmente, in senso stabilmente difensivo; la fase di esaurimento, nella quale si verificano il crollo delle difese e l’incapacità ad adattarsi ulteriormente agli elementi di stress.

La reazione di stress, è una funzione e reazione fisiologicamente utile, perché adattativa per i nativi Americani; essa può tuttavia divenire una condizione patogena se lo stress agisce con particolare intensità e per periodi sufficientemente lunghi.

In questa prospettiva, la patogenesi di molte malattie somatiche dei nativi è vista come “pluricasuale” vale a dire che, la malattia è prodotta da una predisposizione del terreno biologico di carattere aspecifico, indotta da cause eterogenee e da fattori più specifici propri della malattia in questione e che oggi affligge oltre l’80% dei Nativi Americani. Lo stress si comporterebbe, in condizioni particolari, come un induttore aspecifico della malattia che agirebbe in associazione con i fattori specifici.  Diventa dunque importante, da un punto di vista patogenico, tentare di spiegare i meccanismi attraverso i quali lo stress più vario possa indurre una reazione comune di potenziale significato patologico.  Il motore di tutti i malesseri dei Nativi e dei Lakota quindi, pare essere la perdita di identità culturale, questo è uno degli aspetti più tristi cui la mia gente sta andando incontro. Infatti tra anziani, leader spirituali e tradizionalisti, questi ultimi rappresentano una ristretta minoranza, secondo alcuni educatori tradizionalisti come l’Amico Sam High Crane ci viene riferito che solamente circa il 30% della popolazione è in grado di parlare e capire la lingua Lakota, retaggio questo, come per gli aspetti spirituali, di un piano ben preciso iniziato con la “pulizia etnica” posta in essere da Chiesa ed invasori Europei. 

Le riserve di Rosebud così come Pine Ridge e le altre, sono estremamente “povere” sotto il profilo materiale e come lo intende l’uomo bianco, per più di un secolo, gli abitanti di queste comunità sono stati relegati ai margini dell’economia statunitense. Analogamente a molte altre comunità aborigene della periferia dell’economia mondiale, i Lakota devono fare i conti con fenomeni quali: alta disoccupazione, flussi emigratori per lavoro salariato, accesso limitato se non esistente al credito. Questi elementi si sommano, come visto in precedenza, agli altri fenomeni di dismetabolismi vari e forme di depressione e di stress generale. Nonostante tutto ciò, i Lakota continuano ad essere distinti dagli altri popoli. Perfino all’inizio del terzo millennio, il loro modo di abbigliarsi, le loro pratiche spirituali, l’organizzazione familiare, le forme d’arte ed i valori sociali coesistono, dando forma ad un senso di collettività e di identità culturale. 

Nella vita dei Lakota, la cultura e l’economia mondiale, sono intrinsecamente legate, come del resto in ogni altra comunità. In ogni momento della giornata, i Lakota pensano e fanno cose che li rendono distinti dagli altri popoli e, nello stesso tempo, avvertono l’influenza degli effetti del sistema economico globale. 

I popoli aborigeni Americani ed i Lakota, oggi devono guardare al loro futuro ed a quello delle loro generazioni che verranno, è quindi essenziale lavorare su alcuni aspetti che possono essere così riassunti: 

1- mantenimento e diffusione fra i Membri Tribali dell’originaria cultura, storia, lingua e spiritualità, grazie anche al lavoro dei tradizionalisti, degli intercessori spirituali e dei “grass root people”, cioè di coloro (generalmente gli Anziani), che possono trasmetter quanto era conosciuto in passato.

2- gestione delle proprie risorse territoriali ed umane: mediante la valorizzazione del territorio e della cultura, sviluppare forme di economica domestica tesa a creare ricchezza economica all’interno delle riserve. 

Includere e lavorare in armonia tra Governo IRA cioè il Consiglio tribale e gli esponenti del governo tradizionale, chiamato in Lakota “l’Oceti sakowin oyate na woitahcan”, ancora oggi presente; in tal modo da creare come un doppio organo politico-governativo, che possa includere a livello consultivo i suggerimenti dei tradizionalisti all’interno delle decisioni assunte dal Governo tribale che ha, oggi, rapporti di semi-sovranità col Governo Statunitense. 

In questo contesto si deve evidenziare e spiegare esattamente come il Consiglio dei Sette fuochi su indicato sia stato e sia ancora oggi, una realtà socio-governativa che, nonostante i forzati tentativi del Governo Statunitense, è ancora presente e fortemente percepita dal Popolo, nonché auspicata come realtà governativa ancestrale che possa riottenere la sua attiva funzione all'interno delle varie comunità Lakota. 

Il Consiglio dei sette fuochi fu parte in numerosi trattati siglati con il Governo Statunitense, specialmente nei trattati di Fort Laramie del 1851 e del 1868. La natura di atti a valenza giuridica internazionale di questi trattati è ben definita, poiché gli Stati Uniti, riconobbero il Consiglio dei sette fuochi (meglio identificato negli atti bilaterali come “La Grande nazione Sioux” da parte, appunto, del Governo Statunitense), quale nazione sovrana ed indipendente, Popoli che condividevano una storia comune, cultura, lingua, spiritualità, governo e territorio. 

I trattati di Fort Laramie del 1851 e del 1868, furono firmati dai rappresentanti di detto governo tradizionale, cioè una entità governativa reale rappresentante di tutto il popolo, che comprendeva le nazioni che componevano il Consiglio dei sette fuochi. L’unificazione di questi vari gruppi etnici aborigeni, sotto l’egida ed il governo di detto Consiglio, era sentimento e manifestazione di volontà, nonché di solidarietà del Popolo. La firma dei trattati era espressione della volontà di preservare ed assicurare la “pace” fra le nazioni aborigene ed i bianchi i quali, in maniera sempre più pressante, volevano includere nuovi territori all’interno della Confederazioni di nuovi stati di creazione Americana. I nativi ed il Consiglio dei sette fuochi, con la firma di quegli storici trattati, intendevano assicurare alle loro generazioni future, sia la pace sia la preservazione della loro ancestrale forma di cultura, storia e spiritualità.

I trattati, furono utilizzati dagli Stati Uniti, fra gli altri intenti, quale meccanismo per ottenere sempre maggiori estensioni territoriali delle originare terre dei Nativi, imponendo il loro regime colonialistico e socio-culturale-religioso.

Il problema si pose quando gli Stati Uniti, iniziarono a violare e poi ad abrogare unilateralmente atti internazionali bilateralmente conclusi; i popoli Nativi, e quindi anche il Consiglio dei sette fuochi, a quel momento, non ebbero alcun rimedio giuridico per poter vedere salvaguardati i propri diritti scaturenti da quei trattati, sia sotto il profilo normativo delle leggi federali Americane, sia sotto il profilo del diritto internazionale.

Quindi la totale violazione e successiva abrogazione unilaterale di quegli atti, rappresentò e rappresenta, una totale violazione e discriminazione, avverso la quale i Nativi non ebbero e non hanno ancora oggi alcuna tutela giuridica. 

Da cui, il naturale diritto alla autodeterminazione ed auto governo, da parte del Consiglio dei sette fuochi, violato dalla unilaterale abrogazione di quegli atti bilaterali da parte del Governo Americano, non ha mia trovato tutela, se non in parte, negli atti di riconoscimento in favore della Nazione Lakota Sioux, da parte dei Governi Locali dell’Italia ( Regioni-Province e Comuni), che si sono susseguiti dal 1995 al 2012 e promossi dalla Associazione culturale Wambli Gleska e dal suo rappresentante: Alessandro Martire, che dal 1994 opera in Italia per il riconoscimento dei diritti della Nazione Lakota Sioux.

Nel 1877 e nel 1889 l’atto emesso dal Governo Americano abrogava unilateralmente il trattato internazionale del 1868 e fu conseguenza dell’atto emesso dal Congresso del 1871 che dichiarò come segue: “nessuna nazione Indiana o tribù…sarà riconosciuta come nazione indipendente…” (Indian appropriation act – del 3 marzo 1871, 16 Stat.544).

Infine, il Governo Statunitense, usurpò la parte residuale dell’autodeterminazione dei popoli Nativi e del Consiglio dei sette fuochi, con l’atto del 1934 chiamato: Indian Reorganization Act, il quale aveva lo scopo di assimilare e colonizzare i popoli nativi nella società multirazziale Americana ed impedire, da parte dei governi aborigeni tradizionali, qualsiasi azioni di rivendica e di tutela dei propri diritti sui territori una volta loro appartenuti.    

Di seguito si esemplifica il paragone fra, la struttura socio-governativa del Consiglio dei sette fuochi, ed il sistema imposto nel 1934 dal Governo Americano, dal quale si evince il totale e radicale stravolgimento imposto con la forza sui popoli Indigeni, in particolare: 

Per i componenti della ancestrale forma di governo tradizionale del “Consiglio dei sette fuochi", vi è oggi solo questa possibile forma di governo nativo che si possa considerare rappresentativo del Popolo, in quanto è l'unica forma originaria a differenza del Governo che invece oggi, è presente nelle varie Riserve, e che è una forma socio-governativa alterata e non tradizionale creata dagli invasori bianchi, cioè quello creato dall'ìndian reorganization Act del 1934.